27 maggio 2020

I “cru” del Soave Classico

“Orizzonte Rosso” nei nostri vigneti sul Monte Foscarino, foto di Giò Martorana. I diversi colori mostrano diversi gradi di ossidazione ferrosa dei basalti lavici tipici di questa collina.


I “CRU” DEL SOAVE CLASSICO, BREVE STORIA DELLA COMPLESSITA’ DEL TERRITORIO

L’area storica del Soave, definita nell’accezione “Classico”, è una delle più antiche zone vitate italiane. Questa zona fu notata già dagli antichi Romani per le sue speciali caratteristiche: si tratta di colline vulcaniche poste ai piedi delle Prealpi, che si affacciano sulla pianura padana guardando verso Sud.

Nel corso del 2019 sono state ufficializzate le Unità Geografiche Aggiuntive, ovvero i “Cru” del Soave. Questo è un enorme passo avanti in un percorso che vuol lasciare dietro di sé i fantasmi di un passato turbato dalla rincorsa alla standardizzazione produttiva, celebrando invece le diverse identità di quest’area storica.

Così come in altre zone pregiate quali la Mosella o la Borgogna, sono state riconosciute e definite topologicamente le differenti aree e le conseguenti caratteristiche dei vini che ne risultano. Nel nostro percorso – iniziato a metà anni ’60 con i primi appezzamenti in quello che è considerato il “cru” storicamente più vocato dell’area, il Monte Foscarino, per poi continuare in un secondo “cru” dalle caratteristiche molto diverse, ma di enorme potenziale, chiamato “Carbonare” – ci ritroviamo nella visione puntuale di vini che siano in grado di esprimere le differenze di un terroir unico ed irripetibile: il Soave Classico.

Ma come nasce questo luogo così ricco di storia e vino?

Passeggiando tra i nostri filari in compagnia del professor Federico Righetto, abbiamo approfondito le origini geologiche che hanno determinato la grande complessità e unicità del Soave Classico. Raggruppiamo e condividiamo qui i nostri appunti, sperando di far cosa utile agli appassionati e studiosi dei nostri vini.

Anticamente, prima della deriva dei continenti, le nostre terre erano sommerse dal mare (mar Tetide). Questo non perché il mare fosse più alto di quanto lo sia ora, ma perché la nostra zona si trovava al di sotto del livello del mare. Dal punto di vista tettonico (osservazione delle deformazioni della crosta terrestre: i moti convettivi del mantello causano il movimento delle zolle terrestri), i movimenti che hanno modificato il nostro paesaggio, come noi lo vediamo oggi, sono avvenuti nel corso di centinaia di milioni di anni. La velocità di movimento delle zolle è molto lenta: le zolle si muovono di circa 2 cm l’anno, quindi in mille anni si muovono di circa 2 metri, e in un milione di anni di circa 2 km. L’Italia è parte della zolla africana, che tende ad avvicinarsi a quella eurasiatica. Le Prealpi, e quindi i Monti Lessini di Verona ed infine le nostre colline, nascono dalla spinta verso Nord della zolla africana. Nel corso di milioni di anni, lo scontro con le Alpi – sorte infatti molto tempo prima – ha causato l’innalzamento delle terre, come un foglio di carta che spinto contro un ostacolo, si inarca. A Nord gli ostacoli erano l’Adamello e la Cima d’Asta, montagne di tipo granitico molto dure.

Il materiale di cui sono per la gran parte composte le Prealpi sono rocce sedimentarie. Sull’antico fondale del mar Tetide, materiali trasportati dai fiumi si sono accumulati con lo scorrere del tempo. I fanghi, sotto il peso dell’acqua, si sono piano piano compattati, mescolandosi col carbonato di calcio (CaCO3) presente nel sale marino, il quale si trova sotto forma di cristalli puri in seguito all’evaporazione dell’acqua. Il carbonato, mescolandosi con le sabbie, forma diversi tipi di rocce calcaree: dall’argilla pura, costituita solamente dalle parti più fini dei detriti, alla Marna (50% Ca- CO3, 50% argilla) fino al calcare puro, molto difficile da trovare. Il territorio delle Prealpi Lessine è noto agli studiosi di paleontologia e di geologia di tutto il mondo per la straordinaria ricchezza di molluschi fossili dell’Eocene e per la grande variabilità dei fenomeni vulcanici che lo hanno interessato.

In arancione l’area del Soave Classico, ovvero l’area storica.

In questa carta geologica si può osservare il Soave Classico in basso, e la divisione data dalla faglia di Castelvero: a Ovest i sedimenti calcarei (in verde) e ad Est i terreni vulcanici (in marrone).

Molto importante per comprendere le origini del Soave Classico è la Faglia di Castelvero. La faglia è infatti una spaccatura della crosta terrestre (la crosta terrestre è molto sottile, appena 30 km, sotto cui scorre il mantello in cui il magma si muove) e divide il territorio in due. A Est della faglia si trova una depressione (graben). Quando ad un certo punto, circa 60 milioni di anni fa, una serie di attività vulcaniche hanno interessato l’area lungo la faglia, il materiale vulcanico si è riversato nel graben, ricoprendolo con uno strato di materiale lavico. Pertanto, ad ovest della faglia si osservano le sedimentazioni calcaree, ad est affiorano le rocce vulcaniche, come si può osservare dalla carta geologica sottostante. Infine, circa 23 milioni di anni fa, iniziò la stasi dell’attività vulcanica.

Ecco che dunque è importante capire che l’area del Soave Classico non è completamente vulcanica, ma è appunto divisa in due dalla faglia. I nostri vigneti si trovano tutti nella parte vulcanica, a est della Faglia di Castelvero.

Tuttavia, non tutti i magmi basaltici sono uguali, ma possono essere di due tipi: acidi o basici, a seconda della quantità di silice presente. I nostri sono di tipo basico, cioè con bassa quantità di silice (circa 40%). Si tratta di un magma molto fluido, in grado di scorrere e muoversi, mentre invece il magma acido è molto denso e si muove poco. A seconda delle zone, ci possono essere diversi tipi di rocce laviche, ad esempio pirosseni e plagioclasi (ricchi di calcio, sodio e potassio), oppure livina (ricca di alluminio ferro e magnesio). Queste rocce in milioni di anni si sono poi trasformate in terreno argilloso formato da parti molto sottili, in grado di trattenere acqua, ma molto ricche di minerali.

Nei nostri vigneti si possono osservare diversi tipi di rocce vulcaniche: alcune, appartenenti ai camini vulcanici, sono molto compatte: subito dopo l’eruzione infatti, nel camino vulcanico è entrata l’acqua del mare, raffreddando impetuosamente il materiale che per lo shock termico e la pressione si è compattato velocemente e rotto in prismi. La lava fuoriuscita dal vulcano invece si nota dalla presenza di bolle, resti dei gas che si sono liberati durante l’eruzione. Esistono poi le ceneri, normalmente di colore grigio, facilmente deteriorabili in composti organici argillosi, direttamente prelevati dalle radici delle viti.

Grazie ai miglioramenti nel nostro approccio biologico e alle micro-parcellizzazioni, le differenze di ogni vigneto si sono rese sempre più marcate nell’assaggio delle uve. Nel corso del nostro lavoro degli ultimi anni, abbiamo perseguito nella nostra umile ricerca del dettaglio per sviluppare la nostra conoscenza del territorio e ad offrire ai nostri clienti vini precisi e unici. Nella nostra filosofia produttiva ci siamo sempre posti in modo intellettualmente onesto molte domande su come esprimere al meglio le caratteristiche di ciascun “cru”. Anno dopo anno seguiamo la nostra sete di conoscenza e comprendiamo sempre meglio le caratteristiche di ogni appezzamento, lavorando con maniacale sensibilità ed esaltando il valore delle differenze.

Raccontiamo dunque il Soave Classico attraverso quattro vini:

  • Vin Soave rappresenta la versione più immediata della piacevolezza del Soave Classico. Fresco ed armonico è il risultato di quei vigneti che non sono selezionati per le nostre etichette “cru”. La viticoltura è pur sempre di alto livello ed esalta la naturale biocomplessità nel vigneto con basse rese, piene maturazioni delle uve. Questo per offrire un vino di ingresso che sia già in grado di raccontare la grandezza del territorio. Una leggera macerazione sulle bucce, seguita da fermentazione malolattica e affinamento in acciaio per 6 mesi portano ad un grande vino quotidiano, un piccolo lusso per tutti i giorni.
  • Vigneti di Carbonare è l’ultimo arrivato in casa Inama, sicuramente frutto dell’interpretazione dei giovani della terza generazione. Vecchie vigne di 40 anni in un vigneto singolo che si rivolgono a Est in un versante collinare molto riparato e ricco di acqua in profondità. Le uve all’assaggio hanno grande acidità e note di agrumi e, dopo una leggera macerazione sulle bucce, rimangono in acciaio per dodici mesi sulle fecce fini senza fare fermentazione malolattica, in modo da valorizzare quella spalla acido-minerale che è l’essenza del vigneto. Ne risulta un vino verticale, con note floreali e sensazioni agrumate, ideale per l’invecchiamento. Usiamo tappi selezionati e a prova di odori.
  • Vigneti di Foscarino è l’etichetta storica, il vino che meglio rappresenta l’equilibrio e la rotondità amabile del Soave Classico. I nostri vigneti di circa cinquant’anni si dispongono a ventaglio in tutta la loro magnificenza volgendosi da est a sud ad ovest. Il Monte Foscarino è osservabile da ogni angolo della sottostante pianura ed è il punto di riferimento del Soave Classico, il suo cuore pulsante. Seguendo l’assaggio metodico delle uve, ogni anno selezioniamo i vigneti più espressivi di quella particolare annata. Dopo una macerazione sulle bucce che può raggiungere le dodici ore nelle barrique di rovere francese neutre – usate dal secondo al quinto passaggio – alcune partite di uve vedranno la fermentazione malolattica, altre no. Restando sulle fecce fini con batonnage ogni tre settimane, il vino ingrassa e raggiunge quella pienezza gustativa equilibrata che solo i grandi vini riescono ad avere. Dopo il blend finale, ulteriori sei mesi in acciaio garantiscono la perfetta espressione del vino. Usiamo tappi selezionati e a prova di odori.
  • Vigneto Du Lot è la massima espressione del “cru” Foscarino. Ogni anno cerchiamo la partita di uva che in quell’annata ha la maggior complessità e pienezza gustativa selezionando il vigneto ideale, solitamente posizionato sul versante ovest della collina dove il sole pomeridiano permette alle uve di raggiungere un’incredibile concentrazione. Il vino segue lo stesso procedimento di Vigneti di Foscarino, ma questa volta il 30% delle barriques saranno di legno nuovo. Nasce così un’espressione del Soave Classico che si distacca al massimo da quella percezione di vino anonimo che tanto ha distrutto il nome di questa regione nel passato, per inebriare i sensi di ricche sensazioni. Usiamo tappi selezionati e a prova di odori.

I nostri “Cru” del Soave Classico: Foscarino e Carbonare

Le nostre quattro espressioni del Soave Classico