1 dicembre 2017

Il miglioramento

Così come una poesia va ben oltre la sintassi e la grammatica, le sensazioni che un vino può suscitare non possono essere trasmesse attraverso l’uso di nozioni e dati . E’ fortemente riduttivo infatti descrivere un vino mediante la sua composizione chimica, o le pratiche enologiche da cui deriva, o schemi di degustazione standardizzati.
Il vino è certamente uno dei prodotti più complessi che esistano, e nel bicchiere si finalizza un processo lunghissimo caratterizzato da un’eccezionale complessità di componenti. In campagna prima e in cantina poi, un’infinità di trasformazioni e reazioni portano a quello che non è il risultato finale, bensì qualcosa in continua mutazione negli anni a venire.
Ma, al di là dei gusti personali, dove nasce la differenza tra un vino buono e uno cattivo, o ancora meglio, tra un vino buono ed uno eccellente? Quali sono le diversità nel processo produttivo che portano poi ad avere un prodotto finale superiore?
Supponiamo che il produttore di vino, conscio delle migliori pratiche enologiche e
agronomiche, voglia sperimentare una modifica nel processo produttivo dell’uva o del vino, sperando di apportare un miglioramento al suo prodotto finale. Come può lui distinguere quella modifica nel bicchiere, al gusto o all’olfatto?
Scoprire in che modo una certa modifica abbia modificato il vino rispetto a quello degli anni precedenti, considerando le diverse condizioni climatiche di ogni annata, può essere una sfida tutt’altro che semplice.
La ridefinizione del proprio processo produttivo per elevare la qualità, è un percorso
tortuoso e faticoso, ricco di intuizioni e prove, di sperimentazioni e fallimenti.
Ci vogliono normalmente generazioni intere per raggiungere i massimi livelli di
competenza ed essere in grado di interpretare accortamente il vigneto e l’annata, creando vini sensazionali.
Fin dalla nascita di Azienda Agricola Inama nel 1991 è stata nostra scelta, e motivo di
orgoglio, basarci unicamente sulle nostre conoscenze e intuizioni. Questo approccio ci ha permesso di sviluppare un nostro stile unico, di caratterizzare i nostri vini seguendo la nostra visione del territorio, e di creare qualcosa di nuovo in alcuni casi.
Tuttavia, siamo gradualmente giunti alla conclusione che per proseguire nelle nostre
ambizioni di miglioramento sia necessario anche l’ausilio di competenze ed esperienze ulteriori provenienti dall’esterno.
Nel 2015 Lorenzo Manfreda​, uno dei maggiori esperti di potatura e gestione del
vigneto, si è unito definitivamente al nostro team. Grazie alle sue conoscenze agronomiche e alle pratiche con lui intraprese abbiamo fatto consistenti passi avanti nella gestione dei suoli e dei vigneti, risultanti in uve più espressive e gustose. Nello stesso anno, la guida della cantina è stata affidata Alessandro Sterchele​, enologo con grande esperienza nella vinificazione di Soave Classico di eccellenza .
Nel 2017, consci della grande potenzialità dei Colli Berici, abbiamo deciso di rivolgerci alla competenza del gruppo Derenoncourt Consultants​. Unendo la nostra conoscenza del territorio alla loro enorme esperienza nella coltivazione di varietà bordolesi, abbiamo iniziato un processo di ottimizzazione della gestione degli appezzamenti. Una studio accurato delle differenti qualità di argille presenti nei vigneti, una miglior selezione delle partite di uva più pregiate e l’affinamento di alcuni processi di estrazione costituiscono le principali sfide di questa collaborazione.